Che ve ne pare

di Severino G

Oggi il Bar Tabacchi è chiuso per lutto. Infatti ieri è morto Pasquale Regazzotti, 77 anni, uno dei clienti storici. Saputa la notizia, ieri sera ci siamo messi a tavolino per buttare giù il testo di un telegramma di condoglianze da mandare alla famiglia di Pasquale. Bernardo ha subito messo il veto: – Non scriveremo una roba banale e scontata e retorica come “Condoglianze” o “Sentite condoglianze”. Non ci alzeremo da questo tavolo fino a che non avremo partorito una frase sincera, che sgorghi dal cuore.
Per favorire l’ispirazione, Giangiovanni ci ha portato al tavolo una bottiglia di amaro Centerbe. Tre ore dopo eravamo sbronzi. Alla fine, barcollando, Tomassi è andato a telefonare per dettare il telegramma: “SENTITISSIME CONDOGLIANZE DAGLI AMICI DEL BAR TABACCHI GIANGIOVANNI”. Quel “sentitissime” era opera di Simonetto: gli è pure scesa una lacrima, quando l’ha suggerito, ma secondo me non era una lacrima di commozione, perché gli è uscita dopo uno sbadiglio colossale. Stamattina io, Bernardo e Simonetto siamo andati alla camera ardente. Tomassi non è venuto, perché lui dice che non sopporta le camere ardenti e i funerali, lui le persone le vuole ricordare da vive. A chi la racconti, Tomassi? Lo sappiamo tutti in realtà sei andato al Bar della Rotonda a giocare a videopoker, visto che Giangiovanni era chiuso. Alla camera ardente c’era pure Giangiovanni, in piedi appoggiato contro la parete, con la testa che ogni tanto gli crollava. La moglie di Pasquale era seduta accanto alla bara aperta, fissava un punto nel vuoto e muoveva le labbra impercettibilmente. Mi sono avvicinato alla bara, ho guardato Pasquale Regazzotti, era proprio morto, anche di più. Mi sono rivolto alla vedova:
– Condoglianze, signora.
– È morto proprio come uno stronzo – ha commentato lei, sospirando.
–  Condoglianze.
– Vaffanculo. Proprio come uno stronzo.
Uscendo dalla camera ardente, ho chiesto ai miei compari:
– Che ve ne pare?
– Lei è ancora una fregna discreta – ha commentato Bernardo.
– Intendevo di Pasquale.
– La morte asciuga – ha detto Simonetto.

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